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Orientamento scientifico
L'orientamento della Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica Fenomenologica
“ARETUSA” deriva dall'incontro tra fenomenologia e psicoanalisi,
realizzatosi finora soprattutto nell'ambito della psicoterapia delle
Psicosi.
Le basi storico-scientifiche dell'indirizzo sono, dunque, su un
versante, la fenomenologia di Husserl e di Heidegger e le sue applicazioni
in ambito psicopatologico: la fenomenologia soggettiva di Karl Jaspers,
la Daseinsanalyse di Ludwig Binswanger, la fenomenologia strutturale
di Eugene Minkowski e Emil von Gebsattel; sull'altro versante, la
psicoanalisi freudiana interpretata in senso ermeneutico, in particolare
attraverso il contributo di Gaetano Benedetti.
Il rapporto tra psicoanalisi e fenomenologia ha una significativa
origine storica nella figura di Franz Brentano che ebbe come allievi
sia Freud che Husserl. Affrontato sul piano teorico fin dalla nascita
dei due indirizzi (ad esempio da Fink, allievo di Husserl e nel
carteggio Freud-Binswanger), tale rapporto si è sviluppato
ed è stato facilitato dall'evolversi delle concezioni scientifiche
e culturali.
In accordo con i più recenti studi epistemologici sulle
strutture e sui sistemi complessi, la psicoanalisi post-freudiana
si è allontanata dalle basi naturalistiche dell'impianto
teorico e ha modificato l'impostazione classica del setting psicoanalitico,
riconoscendo il ruolo dell'osservatore nello studio dei fenomeni
e la rilevanza del significato e dello stile personale insito in
ogni manifestazione psicopatologica. Alcuni sviluppi della psicoanalisi
(si pensi a Bion, Racamier, Matte Blanco, Resnik, Rosenfeld, Segal,
Searles) hanno rinnovato l'interesse per l'epistemologia e sottolineato
l'importanza dell'intersoggettività e del linguaggio sia
nella teoria che nella psicoterapia.
L'orientamento inaugurato dagli psicopatologi e dagli psichiatri
fenomenologi, d'altra parte, ha contribuito a trasformare in modo
radicale l'idea di cura psicologica, delineando, come dice Borgna
(1973), le “fondazioni antropologiche della psicoterapia”. Riconoscendo,
infatti, e tematizzando la differenza essenziale tra metodo naturalistico
e metodo fenomenologico, la psichiatria di Binswanger, Minkowski,
von Gebsattel, Tellenbach, Straus ha consentito di vedere la reificazione
della persona implicita nell'atteggiamento delle scienze naturali
e ha posto le premesse per un'alternativa scientifica alla psicopatologia
e alla psicoterapia tradizionali. In questa prospettiva il fenomeno
“malattia mentale” viene compreso in una dimensione antropologica
e relazionale come esperienza umana dotata di senso, con una sua
fondazione e una sua articolazione di significato.
Sul piano epistemologico e teorico il terreno d'incontro tra la
psicologia del profondo (intesa nell'ottica di Benedetti) e la fenomenologia
è costituito dal comune rifiuto del naturalismo e dalla centralità
della nozione di intenzionalità . Tali premesse
aprono immediatamente l'orizzonte della psicopatologia e della psicoterapia
verso il rapporto intersoggettivo inteso come essenziale con-esserci.
Sul piano psicoterapeutico, psicoanalisi e fenomenologia condividono
la scelta di rivolgersi al vissuto (e non al comportamento) del
soggetto e il rilievo dato all'incontro umano, inteso in senso dialogico,
producendo una rilettura della nozione freudiana di transfert e
del contro-transfert che ha lo stesso senso del Mit-Dasein
fenomenologico (cfr. Blankenburg, 1983).
Da queste premesse derivano comunanze metodologiche, come l'impiego
della narrazione, dell'ascolto, del silenzio, dell'intuizione, dell'empatia,
dell'interpretazione interattiva.
Il rifiuto del naturalismo e l'introduzione dell'intenzionalità
comportano la messa in campo dei significati (piuttosto
che dei sintomi ) e conducono a una metodologia ermeneutica
che già Binswanger (1926) indicava come propria della psicoanalisi.
La comprensione ermeneutica, che può essere identificata
con il Verstehen jaspersiano, deve essere intesa come
partecipazione dialogica all'esperienza dell'altro e condivisione
di uno spazio-tempo rinnovati dall'incontro, in un costante esercizio
di rigore (Barison, 1990). Poiché le manifestazioni psicologiche
non sono più affrontate in vista di una spiegazione causale,
ma come rivelazione dei modi fondamentali di vivere il proprio mondo
di significati, la psicoterapia si traduce in una fondante con-presenza.
Nella terapia delle psicosi, l'“essere-con” il paziente è,
per Benedetti (1980, 1992) la risposta terapeutica all'esistenza
negativa; l'“abbraccio del contro-transfert” è condivisione
del fondo d'esperienza vissuta dal paziente, diretta alla “positivizzazione”
dell'Erleben psicotico. L'introduzione di questa dimensione antropologica
nella psicoanalisi trova il suo “paradigma più eloquente”
nell'ascolto (Benedetti, 1980); se la comunicazione empatica è
profonda e autentica, il paziente può ricostruire, nella
nuova realtà dello spazio terapeutico, il suo rapporto con
se stesso.
Anche per Resnik (1996), l'esperienza del transfert e del contro-transfert
mette in discussione l'identità di ognuno dei due partecipanti
della coppia terapeuta-paziente; il fattore terapeutico fondamentale
è la possibilità di un riconoscimento reciproco nella
relazione. Tale riconoscimento è sempre attuale e irripetibile
e ciò implica una diversa accezione della teoria, che non
può essere data una volta per tutte, ma si costruisce e si
modifica nell'incontro dialettico con l'esperienza clinica (Resnik,
1994).
Questo modo di intendere la psicanalisi vede in essa l'esercizio
non di una tecnica che si frappone fra terapeuta e paziente, ma
di una tecnica che è “dentro” il terapeuta stesso, una tecnica
per la quale il fondamento della terapia è la relazione e
il reciproco rapporto. Conoscenze scientifiche e esperienza devono
fondersi e trasformarsi in un atteggiamento e in un essere-in-relazione
che è, di per sé, terapeutico. Soprattutto nella cura
di pazienti psicotici tale atteggiamento esperto deve mantenere
la sua autenticità, perché in essa risiede la capacità
terapeutica di decifrare l'esperienza dell'altro, o almeno di mantenerla
nell'ordine della significatività. Istanza, questa, che appartiene
anche all'atteggiamento fenomenologico, e che rivela un'altra comune
matrice nella piena accettazione della responsabilità implicita
in ogni "cura", ben oltre i comuni doveri deontologici.
Alla “psicoterapia come sfida esistenziale” (Benedetti, 1992),
l'antropologia fenomenologica offre un terreno di rigore scientifico.
Le tematizzazioni dell'incontro e della dimensione alter-egoica
in ambito fenomenologico possono contare su una lunga e illustre
tradizione psichiatrica, preceduta e accompagnata da approfonditi
studi sul significato del comprendere . Pur se diversamente
articolate in senso descrittivo, in senso eidetico e in senso trascendentale,
le proposte della fenomenologia trovano una sostanziale unitarietà
nella considerazione dell'intersoggettività e del mondo comune
( Mit-Welt ) che la costituisce, ciò che consente
anche di raccordarla con gli sviluppi della psicoanalisi.
Vale la pena ricordare, a questo proposito, l'anticipazione dell'attuale
lettura della psicoanalisi data da Hesnard (1957) il quale, ispirato
alla lezione di Merleau-Ponty, intitolava un suo libro “ Psychanalise
du lien interhumain ”.
La convergenza di psicoanalisi e fenomenologia nel lavoro psicoterapeutico,
sebbene non priva di problematicità, è, più
che legittimata, incoraggiata dalla reciproca donazione di senso.
L'esercizio del metodo fenomenologico agisce come interrogazione
e chiarificazione delle scelte epistemologiche e delle tecniche
adottate e come sostegno rigoroso alla creazione di nuove modalità
di conoscenza; la psicoanalisi, d'altro canto, sostanzia le direttrici
fenomenologiche con le ipotesi teoriche e l'esperienza derivate
dalla sua tradizione di “cura” psicologica. Si può concludere,
con Callieri (1989) che è proprio l'apertura psicoterapeutica,
l'apertura verso la dimensione coesistentiva, a rendere ricco di
prospettive l'accostamento tra orizzonte psicoanalitico e fenomenologico.
In Italia queste linee di ricerca e di intervento possono essere
ben rappresentate dalla scuola di Benedetti e Resnik e dall'opera
di Ferdinando Barison, Eugenio Borgna, Bruno Callieri, Lorenzo Calvi,
Danilo Cargnello. Il contributo di Barison (1978, 1987, 1990, 1992)
è stato determinante per giustificare la fondazione di una
psicoterapia fenomenologica basata sul dialogo ermeneutico e sull'ascolto.
Altri autori (Mauz, 1965; Van der Berg, 1980; Blankenburg, 1982,
1983; Borgna, 1970, 1973, 1996) hanno indicato nella fenomenologia
la premessa per disporsi alla cura della sofferenza, soprattutto
psicotica, nel solco tracciato dalla psichiatria fenomenologica
classica. Il saggio di Binswanger sulla psicoterapia (1935) può
essere ancora oggi letto come guida fondamentale del presente progetto,
così come la sua visione della dialettica tra prassi e riflessione:
“Se l'analisi esistenziale ci mostra di che cosa "propriamente
si parla" in psichiatria, essa può adempiere l'intero
suo compito psichiatrico solo in concorso con gli ambiti scientifici
che sono oggetto della psicopatologia, della biologia e della psicoanalisi
(Binswanger, 1957, trad. it., p.57).
L'incontro tra psicoanalisi e fenomenologia ha documentato ampiamente
e autorevolmente la sua fertilità sia nella riflessione teorica,
sia nell'esperienza clinica e nella pratica istituzionale, senza
che sia mai stato istituito un corso di formazione specifico. Questa
carenza è in contrasto con l'importanza della tradizione
storica e culturale dell'indirizzo fenomenologico in psichiatria,
che ha prodotto una letteratura di indiscusso rilievo scientifico
e la creazione di Istituti e Centri di Ricerca in tutto il mondo,
ma soprattutto è in contrasto con l'esplicita richiesta di
molti psicologi e psichiatri che avvertono l'esigenza di una più
fondata integrazione tra i principi teorici della psicoterapia e
i criteri che guidano la cura delle persone.
( M Armezzani, 2002)
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