|
Formazione
Le basi storico-scientifiche dell'indirizzo sono
da ricercarsi nell'incontro tra fenomenologia e psicanalisi.
Vi
sono le premesse per un'alternativa
scientifica alla psicopatologia e alla psicoterapia tradizionali.
In questa prospettiva il fenomeno
“malattia mentale” viene compreso in una dimensione antropologica e
relazionale come esperienza umana dotata di senso, con una sua fondazione
e una sua articolazione di significato.
Sul piano psicoterapeutico,
psicoanalisi e fenomenologia condividono la scelta di rivolgersi al
vissuto (e non al comportamento) del soggetto e il rilievo dato
all'incontro umano, inteso in senso dialogico.
Le metodologie di intervento si
basano sull'impiego della narrazione, dell'ascolto, del silenzio,
dell'intuizione, dell'empatia, dell'interpretazione interattiva, e comportano la messa in campo dei significati
(piuttosto che dei sintomi ) e conducono a una metodologia
ermeneutica che deve essere intesa come partecipazione dialogica
all'esperienza dell'altro e condivisione di uno spazio-tempo rinnovati
dall'incontro.
Poiché le manifestazioni psicologiche non sono più affrontate in
vista di una spiegazione causale, ma come rivelazione dei modi
fondamentali di vivere il proprio mondo di significati, la psicoterapia si
traduce in una fondante con-presenza.
Nella terapia delle psicosi, l'“essere-con” il
paziente è la risposta terapeutica all'esistenza negativa; l'“abbraccio
del contro-transfert” è condivisione del fondo d'esperienza vissuta dal
paziente.
L'introduzione di questa
dimensione antropologica nella psicoanalisi trova il suo “paradigma più
eloquente” nell'ascolto (...)
Se la comunicazione empatica è
profonda e autentica, il paziente può ricostruire, nella nuova realtà
dello spazio terapeutico, il suo rapporto con se stesso.
|